«Nonna parlava il fiumano, non posso dire l'italiano, l'ungherese, un pochino il tedesco e il croato. Naturalmente il croato sia lei che mia madre l'avevano in pratica dimenticato. Perché, praticamente, finché Fiume è stata sotto amministrazione italiana, il croato in strada e in luoghi pubblici non si doveva parlare.»
La storia del nome di Damiani — battezzato "Alessandro Vittorio Damiano", poi diventato "Aleksander" nel '68 per decreto dell'anagrafe — è emblema della pressione istituzionale sull'identità linguistica.