Intervista ad Alida Delcaro

Luogo: Fiume/Rijeka  |  Data dell’intervista: 15 febbraio 2023

Intervistatori: Angelo Massaro |  Trascrizione: Angelo Massaro

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Testo completo della trascrizione

(Salve, la ringrazio per aver accettato il mio invito. Prima di tutto se può presentarsi e dirci quando è nata e dove.) Allora, io sono Alida Delcaro, nata a Fiume il 14 marzo 1950. (In quale quartiere?) … quartiere praticamente che si chiama ancora oggi, Krnjevo. Non è lontano qui dal centro. Si può venire anche a piedi, a parte che mi piace passeggiare e perciò per me non è un problema. E voglio dire nel mio rione praticamente… adesso di meno, molto di meno perché oramai molti sono morti. Sono venuti altre persone, altra gente, non nostra ma dall’interno e… una volta… abito sempre lì… tutto il rione una volta era pieno di fiumani… (Mi scuso, si chiamava sempre Krnjevo o aveva un nome diverso?) Eh no, si chiamava sempre Krnjevo. (Anche prima dei cambiamenti…) Eh sì. Sì. Sì. (E cosa stava dicendo prima?) Eh… purtroppo adesso ci sono tante nuove persone ma la maggior parte non parla nessuno l’italiano… dobbiamo… cioè se parlo con queste persone parlo in croato perché… perché non capiscono assolutamente l’italiano. (E riguardo la sua famiglia. Loro erano anche originari di Krnjevo o venivano da altre zone della città o altri luoghi?) … mia mamma è fiumana fiumana, proprio nata a Fiume. Il mio papà è nato a Dignano ma praticamente da piccolissimo è venuto… da bambino è venuto a Fiume. (E loro in che settore lavoravano? Di cosa si occupavano?) Il mio papà purtroppo sono… non sono più in questo mondo, sono morti. Il mio papà lavorava al 3 maggio e… però era bravissimo perché lui anche suonava la tromba e praticamente, diciamo, tantissimo ha suonato proprio qua in Comunità di Fiume ma a parte che a quei tempi, quando io ero bambina, si facevano tanti festival, succedevano tante cose – come adesso sinceramente – però diciamo da bambina ho sempre seguito mio padre in questi festival, in queste serate dove si ballava e così… e praticamente con lui ho incominciato anche a cantare… (Un po’ nell’ambiente…) Eh sì, sì… che mi è sempre piaciuto e sono anche rimasta. (Ha qualche ricordo che conserva di canzoni particolari… qualche cosa che l’è rimasta impressa di questo periodo?) Che mi è rimasto impresso, ecco, diciamo, da pochi giorni è finito il festival di Sanremo e noi, come famiglia, come bambina, io ho anche una sorella… noi seguivamo e seguiamo sempre la televisione italiana e praticamente ogni festival di Sanremo era una cosa meravigliosa da guardare. Perciò le canzoni di una volta sono orecchiabili, sono rimaste anche oggi. “Nel blu dipinto di blu, Volare, Modugno”… Ranieri, Gianni Morandi, Patti Pravo e tutte quelle co… poi… bravissima Orietta Berti che ancora oggi è piena di voglia di cantare, è brava… sarà l’età ma seguo sempre questi cantanti, quest’anno come ogni anno, ho seguito anche il festival di Sanremo però… diciamo… bisogna adeguarsi ai giovani, direi io… e non è che… Oddio, le canzoni che ho sentito quest’anno magari spero di cantarne qualcuna ma non è che mi è rimasta impressa troppo… però i tempi sono cambiati e questo è il tempo di oggi e andiamo avanti… (Una domanda specifica su questi eventi che ci si incontrava, si stava insieme, ma c’era… cioè come funzionava? C’era una televisione qui in Circolo già all’epoca? Perché mi sembra molto presto o c’era una radio, come…) … e ma praticamente all’inizio si seguiva alla radio ma ringraziando il Dio, ma come dire non nominare il nome di Dio invano, ma in famiglia abbiamo avuto molto presto la televisione. (In che anno se si ricorda?) Oddio… potevo avere… quanti anni potevo avere? Ma non so potevo avere sette… otto… mamma mia, mia sorella saprebbe dirlo, diciamo che avevo dieci anni ma ecco… forse anche otto e guarda dato che la televisione quella volta era in bianco e nero da noi venivano tutti i vicini e mettevamo tutte le sedie, specialmente a quei tempi, Mike Buongiorno, “Lascia o Raddoppia” e tutti quegli spettacoli lì e mettevamo le sedie in corridoio e venivano tutti i vicini a vedere questi eventi che praticamente… (Ma con questi vicini lei parlava in italiano?) In italiano, sì. Erano tutti fiumani. Bei tempi. (Quindi siamo quasi nella fase degli anni ‘60?) Certo. Certo. Sì, sì. (Quindi si parlava molto fiumano in città?) Molto. Molto. Tutti i vicini, le amicizie, le… ragazze e i ragazzi della mia età. Giocavamo d’estate, giocavamo senza nessun problema fino alla mezzanotte fuori e… a casa mia ci sono molte… molti scalini. Era una gioia, oggi non è più possibile. Diciamo io sono… non sono una sportiva ma mi piace molto camminare, mi rilassa. Non mi fido più alla sera… una volta senza problemi tornavo dal centro a casa o a questo, diciamo alle sette, otto di sera, oggi non mi fido più perché purtroppo i tempi sono cambiati e un po’ di paura ce l’ho. (Al tempo dove si andava? Magari facciamo anche una distinzione tra fase, diciamo, infantile-adolescenziale, la giovinezza e poi una fase già più da adulta? Cioè dove usciva da bambina per esempio? Dov’è che si andava con la comitiva? Con la mularia?) Ma praticamente andavamo nelle gite scolastiche… e poi c’erano da bambina i festival che si facevano anche in comunità per noi. Vabbè ma quella volta avevo già 14-15 anni, eh… E dato che io ho avuto un’insegnante molto brava alle elementari, Elda Skender, non lo so se è più viva. Da noi… ho frequentato la scuola elementare Gennari e questa insegnante era molto, molto avanti, ho recitato molto da bambina, che poi si facevano anche questi spettacoli qui in comunità. Praticamente la nostra scuola, con la scuola Gelsi e così. Si facevano molti spettacoli alla fine dell’anno, ho iniziato con lei, diciamo, questo… praticamente per essere sincera io ho cominciato già in asilo. Però in asilo… l’asilo era in lingua croata… (Come si chiamava l’asilo?) Eh sai che non mi ricordo che poi era vicino a me, a Zamet e non è… guarda ti saprò anche dire… (Ma solo una domanda su questo. Era in lingua croata ma era l’unica, diciamo di origine fiumana?) Aspetta non vorrei sbagliare, penso che era anche italiana perché sicuramente… perché sicuramente parlavo in italiano perché… perché lì ho fatto “Cappuccetto Rosso” e sicuramente l’ho fatto in italiano. Mi sono un po’… (Quindi lei fa l’asilo a Zamet poi va alla Gennari, si ricorda l’anno? Sarà stato il ‘56-’57?) E praticamente… sì, sì. ‘56, ‘57, sì. Sono nata nel ‘50 e a 6 anni sono andata alle scuole elementari. Si incominciava… di sette anni, sono andata un anno prima. E lì ho lavorato molto. Si è dato molto da fare… era bravissima questa insegnante. Abbiamo fatto molti spettacoli, tantissimi con lei, nelle scuole. Si facevano per l’otto marzo, alla fine dell’anno e così… (E ovviamente era anche “pioniera”?) Beh quella volta sì, quella volta sì, come no. (E si ricorda qualcosa di questa esperienza?) Ma, Oddio, come bambina… noi l’abbiamo preso come una cosa carina. Almeno io. Non è che ci siamo fatti… non è che mi sono fatta molte domande… con questo cappellino, con questa… (Qualche dolcetto mi sembra si dava…) Sì, sì… Ecco… (Faccio se mi permette un salto indietro sulla famiglia che secondo me hanno vissuto anche momenti molto importati della storia fiumana. I genitori, diciamo, decisero convintamente di restare? Quale furono i motivi… perché nella storia fiumana c’è questo grande… come dire… questa rottura storica. Questo grande passaggio. Dopo il “Ribalton,” come è chiamato, cosa spinse la famiglia a restare?) Penso che mio padre avesse l’intensione di andare dato che lui era anche un bravissimo musicista, suona questa tromba… l’avevano chiamato a Venezia… però… mia madre non era d’accordo, anche perché era molto legata alla famiglia, che poi abitavamo vicino. Mia nonna, le zie e… siamo rimasti qui. Devi sapere che diciamo anche… il fatto è che lui lavorava al “3 maggio” però… suonando, facendo molti, molte serate… diciamo che… non dico che stavamo… però… si poteva vivere, ecco. (E lui, prima di fare di nuovo una domanda specifica su questi cambiamenti, oltre al Circolo, si ricorda anche dove si esibiva, quale posto in particolare che magari, immagino, non ci sia più?) In che senso? (Suo padre dove si esibiva?) Ah vabbè, ma diciamo… praticamente, quella volta, in questi alberghi, “Park Hotel,” tutti questi alberghi… in Abbazia. C’erano molte, diciamo, lì a Cantrida, oltre il “3 maggio”… penso che vabbè adesso sarà un ristorante… Faceva molte serate fuori dappertutto. D’estate in tutti gli alberghi. Vabbè adesso un po’ di meno ma praticamente io ho seguito con lui, suonava ogni sera in Abbazia, a Laurana, dipende a Crikvenica, dove lo chiamavano, aveva la sua orchestra… (La seconda però… ecco lei era molto piccola ma magari i genitori conservavano dei ricordi che poi magari le avranno trasmesso della cosiddetta “Crisi di Trieste,” si ricorda un po’ quando ci fu questo momento di tensione tra Italia e Jugoslavia proprio all’inizio degli anni ‘50, se la famiglia ricorda qualcosa?) Ero troppo piccola. Non ti saprei dire sinceramente. Forse diciamo l’ha sentita più mia sorella che è quattro anni più vecchia di me ma io no, sinceramente… ero troppo piccola. No, no. (Quindi lei frequenta la Gennari, poi… ed era un ottennale, giusto?) Sì. (Poi si iscrive?) E poi mi sono iscritta, purtroppo questo è stato un grande sbaglio… mi sono iscritta alla Upravna Škola sarebbe… Se ti sapessi dire in italiano sarebbe bene… che… allora… neanche oggi come oggi so parlare perfettamente il croato. Si sente questo mio, questo mio accento fiumano, italiano, chiamiamolo così e andando in questa scuola croata non ero preparata. È stata molto difficile e ti posso dire… che a quei tempi e questo mi è rimasto… comunque questo succede anche oggi. Venendo in questa scuola eravamo in quattro noi fiumani che siamo andati in questa scuola croata. (In tutta la scuola?) Sì, difatti tutti croati erano. E allora… mi ricordo di un’insegnante che… molto giovane… aveva appena finito la facoltà che mi ha maltrattato tutta la vita. Guarda me li sognavo di notte, credimi. Allora c’era “Delcaro! Venga fuori!” Diciamo che forse… il mio carattere sono molto sensibile… cerco di nasconderlo ma comunque è così. Il carattere non si può cambiare. Io il croato non lo sapevo bene, non sapevo parlare il croato perciò in tutte le altre materie, anche se sbagliavo, di parlare ma sapendo, avendo capito che ho studiato la materia e tutto… andavo avanti. Quella volta da noi… i voti erano dall’1 al 5, non lo so da voi in Italia così… Perciò mi davano un tre o un due e andavo avanti. Capisco che il croato io dovevo saperlo perfettamente parlare dato che era la lingua croata che doveva darmi il voto la signora però difatti sono rimasta anche un anno ripetente, diciamo che mi è costato molto. Difatti ho sempre detto a mia mamma: “Ma perché mi avete mandato in questa scuola?” (Questo secondo me è una decisione molto importante, quindi fu una decisione dei suoi? Non fu una decisione sua?) No, no. (E motivata da cosa?) Guarda… diciamo che per molti anni mi è rimasto il segno di questa insegnante giovane che diciamo mi ha maltrattata. (Quindi questa era un’insegnante che non era fiumana?) Assolutamente. (Quindi era venuta da fuori dopo i cambiamenti?) Sì, appena finita la facoltà, sai quando vuoi dimostrare? Non so neanch’io. Comunque, mi sono sentita maltratta e, credimi, per parecchi anni… non voglio esagerare ma me la sognavo… Quando ho finito la scuola mi sono sempre augurata di vederla perché poi sono riuscita con… praticamente ho iniziato quasi subito come professionista a cantare e sono stata… parecchi anni… l’Istria è vicina ma diciamo per vent’anni sono… ho cantato… ho cominciato qui a Fiume, al Bonavia, tutto quello che vuoi però su per giù sono stata come cantante professionista e… in Istria. E a 33 anni sono venuta a Fiume e ho cominciato a lavorare con il Dramma italiano che è stata una bellissima esperienza. Ho sempre desiderato incontrarla perché mi sono rimaste, diciamo, guarda ancora impresse questa parole: “Cosa farai tu nella vita?” (Questo detto in croato?) Sì. E dato che, ringraziando il Dio, sono riuscita nella vita. Non è che… non è che… certo che bisogna avere anche un po’ di fortuna. Ho avuto tanta fortuna di incontrare dei musicisti seri e di essere con lori in Istria, praticamente per tanti anni, che poi non era così facile perché diciamo anche quella volta, ok, tu cantavi per Capodanno, cantavi d’estate quei due-tre mesi, poi magari quando ci sono le maschere, però io avevo il piacere, veramente il piacere, di lavorare tutto l’anno negli alberghi a Umago, a Parenzo, dove sono stata, in Slovenia. Praticamente sono stata a Bled fino giù a Dubrovnik, dappertutto, lavoravo tutto l’anno. Oddio, sei pagato tutto l’anno. Non è che lavori tre mesi d’estate e poi devi aspettare Capodanno per ricevere un’altra paga, questo voglio dirti. Sono stata… sempre fortunata perché un pizzico di fortuna devi averlo… e ho incontrato queste persone che poi erano due persone bulgari che ancora oggi siamo in comunicazione e ho avuto una giovinezza bellissima e avrei voluto incontrare questa persona per dirle… non l’ho incontrata… chissà, dico, la riconoscerò sempre. Me la ricordo ancora oggi con questa pettinatura… capelli rossi, così come una leonessa ma lei direi: “Signora, guardi, però vabbè…” (Però un solo… mi preme di chiederle solo… alcune cose specifiche. In quanti ne eravate… perché siamo giustamente passati anche a questa fase, diciamo, successiva. Alle elementari in quanti ne eravate in classe?) Eh beh ma… aspetta… mi… la Nevia, la Silvana, el Ivo… ma eravamo in un dieci di noi. Anche più dieci… dodicini. Sì, dopo la Pomazan… (Quindi diceva…) Sì, eravamo tutti molto bravi. Rodolfo… eh Rodolfo Valentino… Rodolfo Bonelli che adesso è a Roma, sì. Adesso vive a Roma, sì, giusto. (E vedeva anche in questa fase molte persone che partivano per l’Italia?) Ma dalla nostra classe, no. No. No veramente posso dire che la maggior parte siamo rimasti tutti qui delle ottennali. (Perfetto. Mi scusi per aver fatto…) No, no, certo ma per carità. (Ritorniamo, invece, lei finisce quindi questa scuola che mi diceva e va… entra in questo contesto musicale, quindi mi parlava dei luoghi in cui si esibiva… anche in questo caso lei si esibiva quindi in lingua?) Allora, praticamente, diciamo, in questi alberghi venivano tanti turisti, tante persone, specialmente, diciamo, eravamo vicini al confine. Eravamo vicini a Trieste, Portorose e subito lì vicino, Pirano, Capodistria, poi. Praticamente con tutti… molti turisti cantavo e in italiano e in inglese, anche in croato. È stata un’esperienza bellissima. Bellissima perciò, diciamo, a 33 anni dato che un… un musicista non stava molto bene mi ha detto in anticipo… guarda io vivevo in albergo, ero più a Trieste che bevevo il caffè, lassamo perder e così… e ha detto: “Guarda Alida, io non ho più intenzione di suonare, vedi tu cosa puoi fare.” Praticamente l’idea è stata di mia mamma, a 33 anni sono tornata a Fiume. Io venivo spesso a Fiume, il giorno libero e così… e ho detto: “Mamma, adesso cosa faccio dato che ho contato fino adesso. Non è che adesso vado in un ufficio? Cosa faccio? Non saprei cosa fare.” E l’idea, veramente, è stata di mia madre che mi conosceva bene e dice: “Ma guarda al Dramma italiano cercano sempre delle persone, degli attori, Oddio, padrona della scena sei però…” E lì ho fatto… un provino, mi hanno preso e ho cominciato a lavorare al Dramma italiano però ho dovuto imparare molte cose dato che… mi sento sicura nel cantare, della scena tutto quello che vuoi però recitare è un’altra cosa, non ero tanto… quando cantavo tanto attenta delle aperte delle chiuse, delle… oddio come matrice hai sempre qualcosa da imparare però, pian pianino… le ho imparato ed è stata una bellissima esperienza e praticamente a 65 sono andata in pensione però non dimentichiamo ho… continuato sempre a cantare perché questo è nato con me. Ma tutti in famiglia, mi nipote ha finito il conservatorio… suona il piano, mia mamma cantava bene, cioè siamo… di famiglia. (Si ricorda chi dirigeva il Dramma quando ha iniziato?) Quella volta… mi sembra la signora Girich, quando che son venù… (E com’era il clima tra gli attori in questi anni?) Allora, all’inizio, sai, cioè praticamente… loro già mi conoscevano da prima perché una volta il Dramma italiano faceva tantissime tournée e dato che io cantavo in Istria… loro venivano a fare… a fare lo spettacolo, diciamo a Parenzo, dormivano a Parenzo dove io cantavo perciò già prima… ma indipendentemente… diciamo… dato che alle ottennali… eh… andavamo sempre a vedere gli spettacoli del Dramma italiano… Diciamo mi conoscevano anche dato che cantavo anche alla Comunità, quella volta Circolo… Praticamente tutte le persone che lavoravano lì ci conoscevamo. (Mi ha detto una cosa che, secondo me, è importante anche ribadire, anche durante le ottennali si andava…) Sì, sempre sia andava a vedere sempre gli spettacoli del Dramma italiano. (C’era un trattamento riservato a chi seguiva le scuole italiane o era per tutti i bambini delle scuole fiumane?) Penso che non avevamo… erano dei bellissimi spettacoli… dei bravissimi attori che poi bravissimi attori sono anche adesso ma penso che non… che siamo andati sempre volentieri a vedere gli spettacoli. (Certo, però durante le superiori aveva lo stesso… poteva anche accedere, non so se c’erano degli sconti o altro?) Ma guarda… (Mi scusi, però alle scuole superiori in lingua croata non vi era lo stesso trattamento?) No, no. Il Liceo che era in italiano e poi le scuole italiane… sicuramente venivano anche i croati a vedere come anche oggi vengono a vedere gli spettacoli del Dramma italiano. Poi oggi sono sottotitolati ma penso anche quella volta. (Invece riguardo, diciamo, manteniamoci su queste questioni linguistiche. Quindi quando si esibiva un po’ nella tournée teatrale, alcune volte capitava anche di… diciamo di avere queste piece, diciamo, in fiumano?) Sì. Guarda le canzoni italiane che cantavo e che canto. Tipo le canzoni vostre italiane, diciamo quella volta, non so, “Canzonissima,” eccetera… subito il giorno dopo noi imparavamo ma senza… perché volevamo averle subito in repertorio. E poi dopo essendo in Istria dove che ho cantato tutti quegli anni, gli italiani venivano tantissimo. C’era il casinò, tutto quanto, perciò più di tutto venivano in questi alberghi gli italiani, come anche oggi. Ti dirò una cosa, non vorrei dimenticare, che poi ancora oggi e non Istria ma qui da noi. Diciamo una cosa che è rimasta… Mia mamma sapeva molto bene rispondere a queste cose, io un po’ di meno. Oggi come oggi non rispondo perché non sai con chi hai a che fare. Diciamo dato che noi la nostra via dove che abito, c’erano molti fiumani e così, però diciamo i croati erano qui che vivevano… quando si andava a comperare o diciamo… che poi diciamo sotto casa mia c’era il macellaio, queste piccole botteghine… che praticamente era la nostra gente che vendeva, che sapeva l’italiano e anche il croato. E quando si… parlava in italiano, anche oggi, “Ah, vai in Italia, guarda questa parla in italiano.” Mia mamma aveva sempre la risposta pronta. Ancora oggi sta a succedere questo, magari non dicono, ma ti guardano se vado in autobus, parlo con qualcuno che, ringraziando il Dio, ancora parla… qualcuno sa parlare in italiano che trovo, qualcuno sa parlare in fiumano, ti guardano in qualche maniera che poi loro sono venuti non so da dove e noi dobbiamo adeguarci a loro e ti guardano in una certa maniera. Qui finisco, punto. (No, no, ma lei è più che benvenuta nel ricordare tutte queste esperienze…) Per carità però sai qualche volta anche ti disturba perché sono nata qua. Questa è la mia lingua, mi sento italiana ed è così… vivo qua, niente da dire, per carità, però, però, Oddio, se bisogna cambiare… non lo so… non riesco a capire. E sai perché? Allora, ti dico una cosa, anni ‘60-’70, ‘80, adesso ok, compriamo qui perché è quello che è. L’euro è arrivato anche da noi, a parte anche prima dell’euro e così. Da giovane, non solo io, tutti quanti da Fiume, da Zagabria, da Dubrovnik, andavamo tutti a comperare a Trieste e tutti quanti hanno imparato qualche parola in italiano perché andavamo tutti, tutti, a comperare a Trieste. Non capisco perché oggi perché quando parlo in italiano, ti guardano così. (Quindi un attimo, mi scuso di interrompere, ma secondo me è importante…) Prego (Quindi lei vede un atteggiamento, tra virgolette, peggiorato? Cioè adesso c’è un peggioramento…) … non dico peggiorato, ma dico: “Ma come, hai dimenticato che tutta la vita… siamo andati lì, hanno imparato le parole in italiano perché dovevano comperare e così… e poi quando c’è magari… ma una sciocchezza… e poi quando dicono in Istria le vie, scrivono in italiano e in croato, se da noi dicono: “Adesso metteremo una via scritta in italiano…” Alleluja, mamma mia, sembra la rivoluzione. Non riesco a capire, non capisco la mentalità, certi… e se direbbero “mettiamo in inglese?” È ok. Non riesco a capire certe… non so la mentalità, certe sfumature ma… ognuno parla la propria lingua, nessun penso. (Lei ha menzionato anche il fatto che si andava a Trieste…) Ma sì, eravamo… che poi sotto Tito si dirà… non lo so come facevamo però tutti, non solo io, tutti quelli che lavoravano qua ma a parte non solo, voglio dire da Zagabria, dappertutto, Trieste viveva con noi. (Prima di tutto, mi soffermo un attimo su questa esperienza. Allora, lei come raggiungeva Trieste in generale? Con mezzo privato o autobus? Come era il tragitto?) Mamma mia. Andavamo in treno io e mia sorella. Andavamo in treno che poi… vabbè dopo andavamo con le corriere… con i pullman… con gli autobus. Ma so che molte volte andavamo col treno. Mamma mia ma cosa vuoi quando una persona è giovane, che si fermava a Pivka e dovevamo dormire lì per poi proseguire per Trieste. Guarda quando si è giovani, guarda. Oggi mi viene da ridere, praticamente, però, per noi, era normale. (Quindi a Pivka c’era un’economia, diciamo…) Sì, andavamo molto col treno, però dopo hanno messo gli autobus e dopo magari qualcuno… andavamo con la macchina ma non nostra perché il mio papà non l’aveva, però indipendentemente tutti, guarda, sinceramente ma sicuramente non lo so se avevamo tanti soldi ma sicuramente tutti quanti andavano a Trieste. (Altre cose le vorrei chiedere su questo. Prima di tutto che commenti facevano i triestini…) … contentissimi perché vivevano con noi. Poi venivano questi… avevano negozi… le signore ma loro venivano con sacchi penso dall’interno dalla Bosnia, dappertutto. (E quando uno diceva, ora lo dirò malissimo, “Mi son fiuman”. “Sono di Fiume, sono fiumana.” Che commenti facevano i triestini sulla sua provenienza? Se aveva anche modo…) Ma no, ai quei tempi, no. Noi parlavamo, dicevamo “Noi siamo di Fiume.” “Ah, signora.” Subito si cominciava… eravamo ragazzi e così. E ma… i triestini erano contenti che veniva tutta questa gente perché comperavano di tutto perché, purtroppo, qui da noi tutte queste cose non le avevamo. Era… era crisi, volevamo una maglietta migliore… (Lei cosa comprava?) Ma di tutto e di più. Abbigliamento perché da bambine, abbigliamento… E poi, più avanti, andavamo a fare la spesa, adesso dicono che conviene, non lo so. Adesso, diciamo, vai più per ricordarti i tempi, quei bei tempi, diciamo. Quando vado a Trieste ti viene un po’ di nostalgia. Tanti negozi chiusi che non esistono più. Cioè mi è rimasto sempre in mente, difatti, vado lì al “Creme caffè” che è un caffè con tutti i giusti. Poi tanti cinesi… diciamo. Essendo lì, vicino a Capodistria quando cantavo… era talmente vicino che… come dire mi sono fatto tante amicizie andando a comperare a Trieste e queste persone oramai andavo a salutarle. “Buongiorno, signorina, come sta? Come va?” Poi anche loro venivano dove cantavo. Tante amicizie che adesso… a parte che molti hanno chiuso il negozio, certi non ci sono più perché hanno oramai la mia età e così… ma bei tempi. (E invece riguardo il processo per tornare indietro, le guardie di confine davano problemi?) Ah, beh, di tutto e di più. (Cosa si ricorda?) Quella volta, prima di tutto, bisognava stare attenti a cosa porti oltre. C’era un tot di soldi che potevi portare e un tot che ti… I controlli erano, mamma mia, grandissimi. Sì, sì. E si perdeva tantissimo tempo al confine. (Ma non ha mai avuto situazioni, diciamo, strane?) Cioè, diciamo, se portavo… per dire, dato che lì ero vicino, avendo la famiglia a Fiume, allora mia madre mi diceva: “Alida, se vedi qualcosa per me comprami…” Mia sorella: “Oh, sì, quella vestaglia, è bella, comprala anche per me.” Non ho mai fatto contrabbando o questo, compravo qualcosa di più, questo è per la sorella, la mamma ha detto che questo, le compro questo. E un paio di volte mi hanno… ma dato che andavo molto spesso… (Lasciavano andare) Forse si vede anche dalla faccia che sono… che non è che vado a fare, ecco, insomma... (Un’ultima domanda sui rapporti con l’oltre-Adriatico, potremmo dire in un certo senso così. Però oltre Trieste, quando lei invece andava in tournée, prima di tutto lei andava soltanto nella zona del Friuli Venezia Giulia o Veneto, o andava anche altrove in Italia?) Eh ma abbiamo fatto, quando c’era Damiani, il direttore, abbiamo fatto… una tournée con Goldoni per tutta l’Italia. (Invece in queste altre geografie, in questi altri territori, come percepivano la vostra…) Ma no, no, benissimo. Anche qui, quella volta Jugoslavia, adesso Croazia, ci sono molte comunità che parlano l’italiano e siamo andati tantissimo anche a Zara. Abbiamo partecipato anche a un festival a Dubrovnik e… e poi praticamente a Zagabria. Ma prima di tutto facevamo le tournée lunghe in Istria. Però siamo stati in tutta la Dalmazia, poi magari… Dove non sono stata io? Non sono stata… stavo male… A Belgrado, diciamo, non sono stata. So che loro sono stati… ma comunque andavamo anche… in ex Jugoslavia andavamo dappertutto. Siamo stati anche al festival in Bosnia, a Sarajevo. Sì, sì, abbiamo fatto tantissime tournée. E gli spettacoli erano molto ben accolti. Molto pubblico. Niente da dire. (E come figure lei ha nominato Damiani… ci può dire qualcosa ma anche oltre, altre figure, personaggi che si battevano per la cultura fiumana e italiana all’epoca?) Ma penso che… diciamo anche alla Comunità si lavorava molto… l’Unione… tutte queste persone, quella volta, come oggi, lavorano molto per noi, per la comunità italiana, per noi che parliamo il fiumano, parliamo l’italiano e praticamente l’Italia ci aiuta tantissimo sia in denaro che in tutto il resto. (Quindi di figure e di personaggi che si ricorda in particolare?) Oddio. (… in quegli anni che si battevano nel periodo jugoslavo…) … ma guarda, chi? Oggi come oggi è Tremul che è tutta una vita che combatte, praticamente tutti quelli che hanno fatto sia della nostra Comunità che prima era Circolo e così. Tutti quelli che prima erano presidenti e tutto il resto delle persone… hanno sempre… lavorato per noi che… forse adesso non vorrei dimenticare qualcuno ma tutti quanti hanno contributo per andare avanti alla nostra cultura e ringraziamo anche l’Italia che non si è dimenticata di noi e che ci aiuta avanti. (Ok andiamo un secondo anche ad alcuni grandi eventi che hanno un po’ cambiato il corso della storia per quanto riguarda la Jugoslavia. L’anno ‘80. L’80 è quando Tito morì. Si ricorda in particolare di questo evento? Magari al di là di quello che lei pensa, come fu vissuto a Fiume?) Guarda, non lo so, come chi guarda le cose perché molti sono… tantissimi sono contro di lui e non è che mi intenda molto di politica però diciamo… penso che… a molti di noi è dispiaciuto e abbiamo… io nel mio piccolo, ero giovane, non è che seguivo molto ma ascoltando, non so, i miei genitori, parenti, vicini… insomma un po’ si parlava certamente chi lavorava e così… dicevano: “Ma, chissà cosa succederà adesso?” (Quindi già nell’80 si iniziava a fare dei discorsi sulle preoccupazioni del futuro?) Perché adesso non è che posso dire “Oddio che cosa pensavo io?” Perché da giovane io vivevo la mia vita, la mia giovinezza a ballare, a cantare, a divertirmi. E non è che pensavo: “Mamma mia, che cosa succederà?” Hai i genitori dove appoggiarti però… però posso dire: “Ma e cosa succederà adesso?” (E c’è una fase in cui lei inizia a capire che ci sono cose che non vanno molto bene? Soprattutto diciamo dei preludi al conflitto che verrà in una fase successiva? Per dirla in un altro modo, quando inizia ad aver coscienza che ci sono questi attriti nell’area?) Ma guarda, diciamo, non lo so… ero ancora in Istria così quando è mancata la benzina, erano quei giorni quando il giorno pari potevi guidare, il giorno dispari non potevi… certi generi alimentari mancavano, allora… insomma… non è che l’ho vissuta… però certe cose hanno cominciato a cambiare in quel momento. Non lo so… non credo che nessuno fosse affamato, Oddio anche adesso ci sono quelli che purtroppo stanno bene e quelli che vedi che vanno lì a cercare insomma… certe cose hanno cominciato a cambiare. (Si ricorda più o meno gli anni?) Questa benedetta Croazia, quando è venuta, guarda non vorrei dire troppe cose di queste perché veramente non è che… diciamo così che seguivo, diciamo questo può dirlo, non so… forse… sicuramente della mia età… si interessava più di queste cose… (Certo. Certo. Dipende molto dalle inclinazioni personali.) Sarà forse… oggi come oggi, alla mia veneranda età, direi io, non mi lamento di niente perché… ho avuto una bella vita e sarà anche… quando dicono in televisione o quando dice qualcuno, che dicono il cantare o il lavorare in teatro è un privilegio. Vera verità. Non ho mai pensato che io sto lavorando, io mi divertivo, mi diverto… non lo trovo un lavoro perché, Oddio, quando penso che uno deve lavorare otto ore e stare lì... a parte se sei davanti a una scrivania ma ci sono tanti lavori pesanti, tutto quanto e così. Perciò non vorrei dire qualche sciocchezza perché è inutile, tanto di sciocchezze ne dico tante perché veramente non ti saprei dire o forse, diciamo, nel mio modo, col mio lavoro… quello che faccio… ho cercato, diciamo, di aiutare anche i genitori e forse ho avuto più possibilità di qualchedun’altro ma non vorrei dire qualche… (Però una questione però soltanto questo e poi andiamo avanti, non seguo più questo filone, però se lei dal passaggio dalla Jugoslavia alla Croazia, anche professionalmente, ha avuto un impatto? Se questa cosa ha impattato anche il modo di…) Sì, vabbé, beh… Oddio, sì qualcosa è cambiato… (Cioè in che modo questi cambiamenti hanno influenzato la sua vita, ecco, al di là dell’idea che ci sono questioni diverse…) Ma diciamo… non vorrei dire che sono cambiate in peggio ma… è aumentato un po’ tutto, è cambiato il modo di pensare, è venuto al potere quest’altro uomo… Noi fiumani, noi… forse hanno più risentito diciamo… non so quanto abbiamo risentito noi fiumani… forse hanno più risentito di questo cambiamento le persone sopra Zagabria, come si chiama… In interno, diciamo, le persone che vivono più all’interno con questa guerra a Vukovar. Oddio, quella volta, abbiamo risentito anche noi quando c’era quella guerra che praticamente, qui a Fiume quando vedevamo quelle navi e quello… c’era un po’ “Oddio, cosa succederà? Cosa succederà?” Non è che eravamo tutti indifferenti. Praticamente anche mia nipote, sì, giusto, ecco adesso mi comincia a lavorare el cervel… e mia sorella… aveva mandato dalla zia giù a Bari, dove era ad Ancona perché vedendo questa navi qui eravamo tutti un po’ sull’attenti, cosa succederà? Adesso mi viene. Non era piacevole però, purtroppo, ringraziando il Dio, Fiume si è salvata da questa catastrofe e purtroppo la situazione… (Quindi lei aveva comunque dei parenti in Italia?) Sì, sì, aveva la zia, il zio, erano a Torino, poi sono andati ad Ancona e durante sto… anni ‘90 doveva essere mia nipote l’aveva mandata. (Ma questa parte della famiglia partì durante i cambiamenti degli anni ‘40-’50, giusto?) Sì, giusto, hai ragione. Loro sono andati via più tardi, ero già muletta… anni ‘70 così. È andata via la zia perché ha sposato un italiano… e mio zio ha sposato una dalmata e sono andati via però mi ricordo che durante la guerra, durante la Seconda Guerra Mondiale io non ero viva però mia nonna mi raccontava che diciamo… poi mia nonna abitava non lontano da me, diciamo, che c’erano questi partigiani italiano questo non devi… ti dico giusto fra di noi che erano così carini che le dicevano… mia nonna quella volta era giovane… “Signora, le portiamo un po’ di caffe? Vuol ancora qualcosa? Ma le serve qualcosa?” Cioè trovi sempre della persone. Per carità, Oddio, se uno è soldato… quello… che era molto carini questi… poi a quei tempi la Seconda Guerra Mondiale mia nonna… non solo mia nonna ma anche mia zia si faceva un po’ di contrabbando di quello… (Scarseggiavano molte cose ma anche in Italia… era una situazione generale. Va bene, allora andiamo agli anni nostri, ultimi. Va bene, prima di tutto, le chiedo come lei percepisce questo, purtroppo, calo anche demografico della comunità? Che idea si è fatta? Che futuro si aspetta per la comunità degli italiani di Fiume?) Ma, guarda, posso dire che mi aspetto solo cose positive perché vedo che le comunità lavorano molto bene. Anche la nostra grazie a Sciucca, tutti quelli che si danno da fare, ecco, io sono anche in coro… e penso che hanno una marcia in più… quando vado in Istria, non so, organizzano il Friuli Venezia Giulia organizza il “Dimela cantando” che poi si va l’ultima serata a Buie, Capodistria e le altr’anno eravamo a Venezia e… vedo che tutte le comunità si danno molto da fare. Adesso era il 75esimo anniversario della comunità di Pola. Bravissimi tutti. Diciamo che la nostra comunità si dà molto da fare per i giovani, i giovani sono un po’ meno interessati ad entrare, a fare loro qualcosa e la nostra presidente, veramente, si dà da fare per “largo ai giovani, venite, facciamo qualcosa, facciamo qualche ballo” perché da noi, diciamo anche, questo coro della “Fratellanza” dove faccio parte, oramai siamo tutti un po’ anziani, non io, per carità. Un po’ anziane e sai con gli anni gli acciacchi e siamo, diciamo, siamo più una klapa che un coro. Sempre di meno… E dispiace perché le cose dopo finiscono e speriamo. Oddio, bisogna guardare sempre positivo. Comunque, posso sempre dire che tutte le comunità si danno molto da fare. Direi in croato: “Svaka Čast” “Tanto di cappello.” (E diciamo io concludo con l’intervistato con questa domanda che davvero pongo a tutti, che sarebbe la seguente: cosa significa per lei essere fiumani?) Ma guarda io sono orgogliosa di essere fiumana e… certo ho la doppia cittadinanza. Io mi sento, come dire, mi sento più avanti e… nel guardare… e diciamo anche… quando guardo la televisione italiana io vedo una marcia in più… una… una… tante idee per carità, vivo in Croazia, da noi sono andati molto avanti. Niente da dire. Certo adesso, diciamo, per dire “Tale e Quale” o queste trasmissioni che sono in Italia che erano prima e che adesso sono anche da noi. Anche da noi sono andati molto avanti in tutte le cose, niente da dire, però guardando la televisione italiana e anche avendo… non so parlare l’inglese. Una volta lo imparavo ma adesso non parlando più con nessuno, non so più niente. Purtroppo sono sincera. Bisogna essere sinceri e… hanno una marcia in più. E così mi sento anch’io anche se… se ho una certa età però quando guardo… poi adesso diciamo neanche la televisione italiana non sanno più che fare e cosa sperimentare perché veramente una volta erano di una professionalità quei ballerini, cantanti… Purtroppo anche loro oramai la Carrà, e tutti questi nomi che sappiamo, oh… Però posso dire altrettanto questi giovani in queste trasmissioni sono bravissimi, niente da dire, che “adesso i giovani non sono all’altezza di loro?” Sarà forse che si fa tutto più svelto, mamma mia bona, però sono bravi anche lori. Altrettanto posso dire il Dramma italiano che, per carità, ma sentendomi fiumana-italiana mi sembra di avere una marcia in più. Indipendentemente Croazia, sono nata qua, rispetto le leggi e tutto quello che vuoi però, ecco, mi fa piacere di essere fiumana. Vorrei tanto sapere il croato benissimo parlare perché… però non lo so. Si sente che qualcosa mi manca. (Va bene, allora la ringrazio.) Di niente. Ho parlato di tante stupidaggini. Non so se ti servirà qualcosa di quello che ho parlato. (Sicuramente. Grazie mille per il suo tempo)