Zamet, sobborgo di Fiume, 1942. Gino Kmet è ancora minorenne quando viene arrestato al confine mentre tenta di fuggire dalla leva fascista. Lo spediscono al confino sull'isola di Ustica.
Irene Mestrovich racconta la storia del padre — come gliela raccontò lui, come lei l'ha custodita per decenni.
Zamet è un sobborgo sul bordo di Fiume, dove passava il confine con la zona italiana. È lì che Gino Kmet viene fermato — minorenne, già inserito nella rete antifascista grazie al nonno.
Da Zamet lo portano a Capodistria, dove il Tribunale Speciale Fascista lo processa. Il Tribunale Speciale era il meccanismo repressivo del fascismo contro gli antifascisti — in particolare contro i comunisti e i partigiani della Venezia Giulia.
Ustica — l'isola del confino politico fascista, la stessa dove anni prima era stato rinchiuso Antonio Gramsci. Qui Gino incontra antifascisti fiumani, frequenta quella che chiamavano "la scuola di partito". La resistenza si alimenta anche nei libri scambiati di nascosto.
8 settembre 1943 — il Ribalton, l'armistizio che capovolge tutto. Gino riesce a tornare attraverso contatti clandestini, passa per Trieste. La rete gli dice una cosa chiara: non tornare a Fiume, unisciti ai partigiani.
Gino Kmet entra nelle fila partigiane. Combatterà nella "treča udarna" — i reparti d'assalto — finché una pallottola gli entra da una spalla e gli esce dalla schiena, lesionandogli un polmone. Da quel momento vivrà con un polmone solo.
Sopravviverà alla guerra. Tornerà a Fiume. E nel 1949, quell'uomo che aveva rischiato la vita per la resistenza antifascista verrà arrestato dall'UDBA di notte e deportato a Goli Otok — per non aver accettato la rottura con Stalin senza fare domande.