Fiume, 1943. La madre di Licia Antonelli ha 22 anni e fa la staffetta partigiana — porta messaggi, lettere, notizie attraverso la città occupata dai tedeschi dopo l'8 settembre.
Qualcuno fa la spia. I tedeschi vengono a casa di notte. Inizia un viaggio che nessuna aveva scelto: Via Roma, la Risiera di San Sabba, Auschwitz, una fabbrica di missili V2 in Germania.
La madre di Licia usa il tram ogni giorno per andare al lavoro — e per muoversi tra una staffetta e l'altra. Il tram la rende mobile, invisibile. Porta lettere, messaggi vocali, notizie agli antifascisti della città.
Dopo il Ribalton — la capitolazione dell'Italia, l'8 settembre 1943 — i tedeschi entrano a Fiume. La rete partigiana viene smantellata. La madre di Licia viene arrestata: qualcuno aveva fatto la spia.
Da Via Roma al campo di transito della Risiera di San Sabba a Trieste — l'unico lager nazista in Italia con un forno crematorio. La sosta è breve. I tedeschi selezionano le persone sane da deportare al lavoro.
Il campo di Auschwitz. La madre di Licia sopravvive — viene destinata al lavoro forzato. Per due anni lavora in una fabbrica di missili V2 in Germania, producendo armi per il regime che l'ha deportata.
1945. Le truppe sovietiche liberano il campo. La madre di Licia torna. Ma il ritorno non è un finale: Fiume nel frattempo è cambiata, i vecchi compagni di rete non si parlano più, il partito comunista che aveva combattuto si divide tra chi è rimasto e chi è partito.
Licia racconta la storia della madre decenni dopo — come si racconta qualcosa che non si è visto di persona, ma che si sente inciso nella propria storia familiare in ogni suo dettaglio.