Memoryscape · Vita quotidiana · 1899–1952

Il tram
di Fiume

C'è una storia senza deportazioni, senza guerre, senza frontiere che si spostano. È la storia di un bambino innamorato di un tram — e della città che quel tram attraversava ogni giorno.

Silvano Bontempo ricorda il tram di Fiume come altri ricordano le persone più care. Con quella precisione dei dettagli che hanno il profumo dell'infanzia: i due dinari, le giardiniere aperte d'estate, il capolinea di Cantrida.

Silvano Bontempo · 1899–1952 · Scoglietto → Cantrida
Fermata 1 · Scoglietto — il garage

Il garage

Ogni domenica mattina il padre portava Silvano al garage dei tram a Scoglietto — dove oggi c'è il deposito degli autobus. Lì il bambino guardava le riparazioni, contava i tram, li studiava. Era la sua chiesa.

«Ogni domenica col papà dovevo andare in garage a Scoglietto, dove ghe xe adesso garage delle corriere, dell'Autotrolej. E là era il garage dei tram. Ogni domenica mattina papà mi portava là per veder i tram.» — Silvano Bontempo
Silvano Bontempo racconta il tram di Fiume La memoria di una città attraverso i suoi binari
Fermata 2 · Adamićeva

La corsa al volo

Il tram non andava veloce, e i ragazzini di Fiume avevano imparato a saltarci sopra al volo — un'arte che i forestieri non padroneggiavano. Chi non sapeva farlo rischiava le dita sotto le ruote.

«Sa quella volta il tram non andava veloce, bisognava saper saltare sopra i tram e saper saltar. Perché quei ragazzi che eran venuti dell'interno non sapevan saltar e saltavan al contrario. Qualcheduno ha perso le ditina dei piedi perché mettere il piede sotto non era proprio così abile.» — Silvano Bontempo
Fermata 3 · Ex Via Pioppi — Mlaca

Il gelataio

A Mlaca c'era un gelataio. Il biglietto del tram per andare a Cantrida costava due dinari — lo stesso di un gelato. Una scelta impossibile per un bambino, e un compromesso netto: il gelato o il tram di ritorno. Non entrambi.

Biglietto tram Scoglietto → Cantrida: 2 dinari
Gelato da Mlaca: 1 dinaro
Con due dinari: o vai e torni in tram, o vai in tram e torni a piedi con il gelato
«La mamma me dava, per andare in Bagno a Cantrida, due dinari. Io avevo due soluzioni: o me andava col tram, o col gelatier che era su in Mlaca. Se volevo mangiarmi un gelatin dovevo tornar a piedi de Cantrida drio perché costava anche un dinaro.» — Silvano Bontempo
Fermata 4 · Cantrida — capolinea

Le giardiniere d'estate

Cantrida, il capolinea. D'estate il tram diventava "giardiniera" — vagoni aperti, senza finestrini, per arrivare ai bagni sul mare. Il vento tra le sbarre di legno, il sole, il rumore dei binari.

«D'inverno xe la motrice e l'gaveva el vagon de dietro. E d'estate eran le giardinieri che le ciamaimo ed eran aperti. E con questa s'andava al Bagno. Andavimo ai bagni a Cantrida col tram.» — Silvano Bontempo
Epilogo · 1952

Lo tolsero via

Nel 1952 il tram di Fiume venne soppresso. Al suo posto arrivò la filobus. I tram furono mandati a Osijek — in Slavonia — dove la rete era ancora attiva. Silvano era disperato.

Non è una storia di guerra o di esodo. Eppure è una perdita reale, concreta, che Silvano porta con sé per decenni con la stessa intensità con cui altri portano le perdite più grandi. Forse perché il tram era Fiume — il suo ritmo, il suo suono, il suo modo di attraversarsi.

«Mi ero innamorato del tram. Mi ero disperado quando han cavato via il tram. Peccato che l'han tolto via perché era… Perché xe arrivà la filovia. Tutti i tram de Fiume eran finidi a Osijek.» — Silvano Bontempo