Napoli, dicembre 1961. Un uomo, una valigia, un biglietto di terza classe su una nave che tutti chiamano la Homerić — pronunciandola alla fiumana, aggiungendo la consonante della loro lingua.
Konrad Eisenbichler lascia l'Italia per il Canada. Come molti fiumani prima e dopo di lui, parte senza sapere se tornerà. L'unica cosa certa è la rotta: Napoli, Gibilterra, l'Atlantico, Halifax.
Il molo di Napoli, dicembre 1961. Eisenbichler sale sulla Homeric — una nave dei Cosulich, armatori triestini che per decenni avevano trasportato emigranti europei verso le Americhe.
I Cosulich, sapendo chi erano i loro passeggeri, fanno una cosa inattesa: li portano in prima classe, anche se hanno pagato la stiva.
Lo stretto di Gibilterra. La Roccia appare sulla sinistra mentre la nave lascia il Mediterraneo e imbocca l'Atlantico. Per molti a bordo è l'ultimo momento in cui si può ancora vedere l'Europa.
A metà Atlantico, una tempesta improvvisa blocca la nave per tre giorni. Il ritardo spinge l'arrivo a Halifax oltre le previsioni.
Per chi è in viaggio verso una vita nuova, ogni giorno in più in mezzo all'oceano è un giorno sospeso tra due esistenze.
Halifax, Nova Scotia. Il porto da cui passarono milioni di immigrati europei nel Novecento. Per Eisenbichler è la porta del Canada e l'inizio di una nuova vita lontano da Fiume.
Da Halifax si sposterà a Toronto, dove troverà una delle più grandi comunità di giuliano-dalmati fuori dall'Italia — riunita attorno al Club Giuliano-Dalmato e, trent'anni dopo, al Raduno del '91.
Nel 1991, Konrad Eisenbichler organizza a Toronto il primo Raduno internazionale delle comunità giuliano-dalmate fuori dall'Italia. Mille persone arrivano da tutto il mondo — dal Belgio, dal Venezuela, dall'Australia.
Al Columbus Centre viene affissa una lapide con l'Istria e la Dalmazia scolpite. L'iscrizione, che Eisenbichler scrive lui stesso, è in italiano e in inglese.
La Homeric, intanto, era già stata demolita. Ma il nome — pronunciato con quella -ić finale che lo rende fiumano — era rimasto.